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Approvato il Decreto Dignità, ecco come cambiano i rapporti di lavoro

Dopo il via libera del Senato, il documento è legge. Confermata la stretta sui contratti a termine, il rincaro per i rinnovi e l'aumento delle indennità per licenziamento illegittimo.



Decreto Dignità 2.0

 

Il Decreto Dignità è legge, come previsto giusto in tempo prima della chiusura estiva delle attività del Parlamento. Ieri il Senato ha approvato il testo in via definitiva, confermando l’impianto di base del provvedimento, che avevamo già anticipato qualche settimana fa.

Il documento definitivo conferma la stretta sui contratti a termine, con rincaro sui rinnovi e gli aumenti delle indennità se l’azienda ha disposto un licenziamento ritenuto illegittimo.

Integrati la proroga al bonus previsto in caso di assunzioni di under 35 e un periodo transitorio fino al 31 ottobre per l’applicazione delle nuove norme su contratti a termine già in corso.

Per CNA la disposizione rimane inadeguata rispetto alle reali necessità delle imprese, per questo l'associazione sta continuando a dialogare con il Ministero con l'obiettivo di spingere all'inserimento nella prossima manovra di bilancio di misure più incisive per la riduzione del costo del lavoro.

Vediamo nei dettagli le principali misure relative ai rapporti di lavoro.

 

 

Contratti a termine

La durata complessiva massima è stabilita in 24 mesi con causale obbligatoria per contratti superiori a 12 mesi.  In caso di contratti di minore entità temporale – per esempio accordi di 6 mesi – alla scadenza si potrà concedere un massimo di 4 proroghe ma sempre all’interno dei complessivi 24 mesi.

Se il contratto a termine supera i 12 mesi e non vengono indicate le causali, il contratto si trasforma automaticamente a tempo indeterminato.

I contratti a tempo determinato, compresi quelli in somministrazione, non potranno superare il 30% del numero di contratti a tempo indeterminato nella stessa azienda. 

Il nuovo contratto a termine comporterà anche maggiori oneri per le imprese. L’aliquota Inps richiesta per il finanziamento della Naspi – la nuova indennità di disoccupazione in vigore dal 2012 – salirà infatti dell’0,5%  ad ogni rinnovo successivo al primo contratto. Anche in caso di contratti di somministrazione.


I contenziosi

Quanto alla parte del contenzioso e dei diritti dei lavori, sale da 120 a 180 giorni la finestra di tempo nella quale un lavoratore può impugnare un contratto a tempo. In caso di licenziamento ritenuto illegittimo i costi a carico dell’impresa aumentano del 50%: l’indennizzo da riconoscere al lavoratore sale dalle 4-24 mensilità previste dal Job Act alle attuali 6-36 . Per le piccole aziende, conseguentemente, il risarcimento minimo per il licenziamento illegittimo sarà di 3 mensilità, invece delle attuali 2, restando invariato il massimo (6).



Il periodo transitorio

Il decreto si considera effettivo dal 14 luglio scorso, anche per contratti già in essere e con scadenza successiva. Tuttavia è stato stabilito di fissare un periodo transitorio fino al 31 ottobre 2018 per dare l’opportunità alle imprese di metabolizzare i cambiamenti, rinnovando le posizioni più urgenti con le vecchie regole e partendo con le nuove da nell’ultimo bimestre dell’anno.  


Bonus assunzioni under 35

Viene esteso anche al 2019 e 2020 il bonus che sconta il 50% dei contributi ad aziende che assumono under 35, per un massimo di 3 anni e un tetto di complessivi 3000 euro ad assunto.

 

Voucher e prestazioni occasionali

Non sono stati reintrodotti i vecchi voucher aboliti dal governo Gentiloni, ma sono state introdotte modifiche alla disciplina sulle prestazioni occasionali rendendone più agevole il ricorso nei settori agricoltura, enti locali e turismo, da datori di lavoro che hanno fino a 8 dipendenti a tempo indeterminato (o 5 dipendenti nell’agricoltura).

 

Monitoraggio degli effetti

 Il Decreto prevede che ogni anno il Ministro del Lavoro riferisca al Parlamento sulle ricadute delle misure in termini di stabilizzazione dell’occupazione.

 

CNA: “Confermate scelte inadeguate. Peggiorati strumenti che funzionavano”.

Un Decreto che non costruisce strumenti nuovi e più efficaci per coniugare mercato, regole e diritti dei lavoratori, ma modifica in senso peggiorativo strumenti ben funzionanti. CNA punta così il dito contro il documento definitivo, che non ha per nulla tenuto conto, secondo l’associazione, delle richieste di revisione pervenute dal mondo del lavoro, in particolare legate ai contratti a tempo determinato.

La precarizzazione, evidenzia l‘associazione, non è la vera emergenza, stando ai dati che vedono l’Italia pienamente in linea con la media europea per quota di occupati a termine, al 12,1% rispetto al totale dei lavoratori. Le stime indicano inoltre che la percentuale di questi contratti è oggi inferiore a Francia (14,8%), Olanda (18,1%), Portogallo (19%) e Spagna (22,4%).

Per CNA i contratti a tempo determinato avevano consentito di arginare in parte i problemi legati al vero precariato, quello del nero o delle finte partite Iva e dei finti soci di cooperative, che restano una battaglia non affrontata dal Decreto Dignità.

 

 

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(08/08/2018)


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