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Non hai il DVR? Niente contratti a chiamata

La mancanza della valutazione dei rischi vieta all’impresa di ricorrere a lavoratori intermittenti. E chi è già stato messo sotto contratto passa all’indeterminato part-time



Lavoro a chiamata, niente contratto se non hai DVR

 

Niente contratti a chiamata per le aziende che non hanno il DVR. L’ha ribadito l’Ispettorato Nazionale del Lavoro negli scorsi giorni, integrando alcune precisazioni a una normativa in vigore dal 2012.

Le aziende prive del Documento di Valutazione dei Rischi – obbligatorio per tutte le imprese con dipendenti – non possono stipulare contratti a intermittenza, e se l’hanno già fatto se li vedranno convertire in indeterminati part-time.

La questione negli ultimi anni è stata molto dibattuta in diverse aule di tribunale, ed è proprio una recente sentenza del tribunale di Vicenza ad aver confermato come anche per la giurisprudenza se non c’è il DVR il contratto intermittente deve considerarsi nullo, con obbligo di conversione a indeterminato. Questo perché, come si legge dagli atti, le esigenze di protezione sono un diritto primario del lavoratore, e la violazione di tale obbligo di legge va esattamente contro a questo principio.

 

Mancanza di esperienza e “familiarità”

La nota dell’Ispettorato chiarisce i motivi che hanno spinto alla formulazione della misura. Secondo la normativa, il dipendente a chiamata ha meno “familiarità” sia con l’ambiente di lavoro, sia con gli strumenti da utilizzare, due aspetti che conseguentemente si traducono in una generale minore esperienza.

Questo tipo di contratti è poi generalmente somministrato a persone con  gradi di formazione e professionalità inferiori rispetto al personale subordinato, spesso per la giovane età.

Infine, chi è meno dentro alle dinamiche aziendali quotidiane paga inoltre una minore motivazione al lavoro nel rispetto delle regole.

 

Contratto indeterminato part-time

Naturalmente la nullità del contratto tout-court avrebbe finito per danneggiare maggiormente il lavoratore, che invece il legislatore intende tutelare. Per questo motivo la norma ha stabilito che in assenza del DVR il contratto non regolare nullo viene convertito in subordinato a tutti gli effetti.

In questo modo si presume che la presenza quotidiana sul luogo di lavoro, unita alla necessaria formazione e a un maggiore grado di coinvolgimento nelle dinamiche aziendali possano portare il grado di autoconsapevolezza dei rischi da parte del neo-dipendente al livello degli altri colleghi.

La soluzione part-time, infine, è stata valutata come idonea se rapportata alla difficoltà delle mansioni e al carico di lavoro svolto generalmente da un lavoratore a chiamata.

 

Occhio ad apprendistati e alternanza scuola-lavoro

Chi ospita minori in apprendistato o in progetti di alternanza scuola-lavoro deve stare doppiamente più attento. Perché non solo il DVR è obbligatorio, ma va pure integrato con un’apposita valutazione dei rischi legati all’età e alla tipologia contrattuale, definendo le misure di prevenzione (formazione, visite mediche, ecc…) e protezione individuale.

Inoltre è da tenere conto che ai minori è vietato svolgere alcune mansioni, salvo motivi didattici o di formazione che però vanno autorizzati dall’Ispettorato del Lavoro.

 


 

CNA, «Costante attenzione al lavoro flessibile»

In tema di sicurezza resta alta l’attenzione di CNA alle nuove formule di lavoro flessibile, che proprio perché comparse più di recente sul mercato richiedono massima sensibilità. Le imprese possono rivolgersi in ogni momento alle sedi territoriali per avere tutte le informazioni del caso, ed essere sempre con le carte in regola, nel rispetto di obblighi che tutelano l’azienda ma prima ancora la salute del lavoratore, che resta il bene più prezioso.   

 


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(18/04/2018)


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