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4.0, ecco il modello "Made in Italy"

Tecnologia protagonista con CNA Vicenza al Festival Città Impresa. E la ricetta per vincere la maratona dell'innovazione è una sola: «Anche i piccoli devono pensare come i big»



4.0, ecco il modello "Made in Italy"

 



La digitalizzazione dei processi come chiave per concorrere con i big, valorizzando la produzione di qualità che contraddistingue le nostre imprese e puntando sulla formazione e sui giovani, vera risorsa indispensabile per l'impresa che non vuole estinguersi. Così si costruisce l'innovazione industriale che serve al nostro Paese, secondo gli imprenditori e gli esperti intervenuti questa mattina a Palazzo Leoni Montanari al workshop " Il 4.0 a misura dei piccoli", promosso e organizzato da CNA Vicenza all'interno del Festival Città Impresa 2018.  


Un'innovazione efficace solo se diffusa e non "succube" dei modelli esteri, troppo spesso osannati, ma, in verità, poco adatti all'ecosistema italiano. Perché, in fondo, è il "saper fare" il vero vantaggio competitivo delle imprese del Made in Italy, ed è su questo che bisogna puntare per fare il vero salto di qualità. 

Di fronte all'attenta platea di artigiani, imprenditori, e ai tanti giovani, che hanno esaurito tutti i posti a sedere - l'evento è andato sold out già poche ore dopo l'apertura delle registrazioni - si sono avvicendate le storie di successo di imprenditori della rete CNA da tutta Italia. Al tavolo, di fronte alla giornalista del Corriere della Sera Francesca Basso, le esperienze di Gaetano Bergami, amministratore Bmc Air Filter e presidente IR4I (il Cluster Tecnologico Aerospaziale dell'Emilia Romagna), Rosario Pingaro, presidente dell'azienda salernitana di telecomunicazioni Convergenze, e Rosanna Ventrella, amministratore Unico di SYS-TEK e presidente CNA Impresa Donna Piemonte.

«Abbiamo scelto di mettere assieme aziende da regioni differenti - ha evidenziato Cinzia Fabris, presidente di CNA Vicenza -, da nord a sud del nostro Paese, per capire i punti comuni che hanno consentito loro di costruire un percorso tecnologico vincente. Noi infatti dobbiamo promuovere un modello d'innovazione in cui le aziende possano riconoscersi in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, e che vada oltre le divergenze legate al contesto territoriale».

«Le storie che abbiamo scelto - prosegue Fabris - sono infatti storie di successo oggi. Ma nel passato non sono mancati gli ostacoli, per ognuno di questi imprenditori. Innovare non è un gioco a premi dove basta spendere per vincere sempre. Serve la giusta mentalità, serve conoscere e capire quello per cui si sta investendo. E i risultati arrivano solo se si sanno mettere in conto i problemi e pure i momenti duri, ma si ha comunque la forza di guardare avanti. Naturalmente fondamentale in questi momenti è il ruolo delle associazioni, che devono essere a fianco degli imprenditori per guidarli e sostenerli in un mondo per loro del tutto nuovo».

La tecnologia diventa quindi alleata di artigiani e piccole imprese che puntano a sperimentare nuovi metodi di lavoro e processi produttivi, nella convinzione che il vero 4.0 per il Made in Italy non serva per produrre di più, ma per produrre sempre meglio. E le idee possono venire in qualsiasi momento. Come è successo a Rosanna Ventrella che, una sera in una pizzeria d'asporto del suo paesino, ha capito come la gestione dei dati sia di fondamentale importanza anche per le piccole attività. «Dai "big data", pane quotidiano della nostra azienda, siamo passati a lavorare sui "little data", elaborando un nuovo modello di gestione da applicare alle piccole imprese - ha raccontato Ventrella - . Il processo, naturalmente, non è semplice, ci vuole una certa visione, ma le aziende italiane hanno la forza e la lungimiranza di capire che innovare è la strada giusta. Poi, naturalmente, ci vogliono i giusti partner con cui portare avanti questi progetti. Per me, in questo senso, CNA è stata un network che ha dato la possibilità alla mia impresa di replicare modelli ed esportarli». 

Fondamentale dunque che artigiani e piccoli imprenditori si affaccino al mondo del 4.0 con curiosità e voglia di capire, per conoscere prima di tutto le potenzialità. Il passaggio successivo è quello di scegliere figure professionali adeguate, a cui affidarsi per mettere in piedi la propria strategia di formazione. E se questo può avere un'incidenza positiva favorendo l'occupazione di figure sempre più qualificate anche nelle aziende locali o nei laboratori artigianali, è altrettanto vero che scuole, università, centri di ricerca specializzata e associazioni di categoria, devono arrivare pronti a queste esigenze di cambiamento. 

Questo in piena ottica di open innovation, l'innovazione aperta che coinvolge tutti gli attori e tutti i diversi aspetti del sistema produttivo generale. Perché innovare è fondamentale, ma è altrettanto importante farlo in ottica estesa, valutando anche l'impatto sull'ambiente che ci circonda. «Il 4.0 e l'innovazione tecnologica sono solo una "gamba" dell'intero processo - ha ribadito Rosario Pingaro -. Oggi l'Italia sta iniziando a correre, ma sempre su una gamba sola. Esiste un altro pilastro sostanziale da considerare: la sostenibilità. L'innovazione tecnologica e la sostenibilità devono essere il nuovo paradigma per un'economia con crescita più elevata e tassi di inflazione più bassi, garantendo anche una qualità della vita migliore. Per tutti». 

Altro punto in comune su cui tutti si sono trovati d'accordo: l'importanza di inserire i giovani nelle aziende, per governare quei processi di cambiamento che sono indispensabili per restare sul mercato. «Qualche anno fa, quando abbiamo deciso di fare il "salto di qualità", abbiamo investito molto anche sulle risorse umane, assumendo 5 ingegneri neo-laureati in azienda - ha raccontato Gaetano Bergami -. Oggi sono loro che governano tutto il processo di innovazione, portando avanti il progetto. Abbiamo sempre visto le crisi come opportunità, non come ostacoli: in fondo sono solamente selezioni darwiniane, solo i migliori vanno avanti. E per essere i migliori occorre avere le migliori risorse, i migliori collaboratori con cui lavorare e innovare. Noi siamo partiti da una piccola realtà e ora abbiamo oltre 100 dipendenti. La vera sfida è diventare artigiani dell'industria:dobbiamo permeare tutta la nazione di innovazione per vincere». 

Innovare sì, ma con coscienza e lungimiranza, perché il cambiamento non è un processo rapido e i risultati si vedono solo nel medio-lungo termine. Tutti d'accordo anche sul metodo - come ha sottolineato in conclusione Marco Bettiol: «La realtà è che non abbiamo un modello e non esiste un esempio perfetto da seguire. Dobbiamo costruire dei percorsi e dei modelli adeguati al nostro contesto, per arrivare a sfruttare le nuove tecnologie rapportandole alla nostra economia e alla natura delle nostre imprese». 

Perché, in fondo, quella dell'innovazione, soprattutto per le PMI, è una maratona, non una corsa di 100 metri. Le carte in regola le imprese italiane le hanno tutte. Il vero esercizio, ora, è partire.

 

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(16/04/2018)


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