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Imprese e burocrazia, «Più professionisti e meno improvvisazione»

Al Città Impresa la lectio magistralis di Sabino Cassese al Teatro Olimpico, con il presidente CNA Daniele Vaccarino. Fondamentale, ha concordato l'assemblea, il ruolo delle associazioni



Città Impresa, CNA fa sold out col 4.0

 

C’è un Paese scontento della burocrazia, ma prima ancora una burocrazia scontenta del sistema Stato. È partita da questa semplice ma basilare considerazione l’analisi del costituzionalista Sabino Cassese al convegno Stato e imprese. Dove hanno origine le strozzature burocratiche, in scena al Teatro Olimpico di Vicenza nella giornata inaugurale del Festival Città Impresa 2018. Tra i relatori del confronto anche il presidente nazionale CNA Daniele Vaccarino.

L’introduzione fornisce i primi elementi numerici per il confronto: Italia 27esima su 31 Paesi europei per grado di burocrazia, e quasi il 72% delle risorse per i lavori pubblici non spese perché finite nell’imbuto di oneri e adempimenti da regolarizzare.


«Ma non è la burocrazia a bloccare, è la burocrazia a essere bloccata - ha esordito Cassese -, da un modello di Parlamento che vorrebbe saltarla, facendo molto spesso leggi contorte per superare meccanismi che potrebbero già essere funzionanti».


Città Impresa, CNA fa sold out col 4.0 

Burocrazia/1, i fattori esterni

Diversi i fattori esterni che contribuiscono a rendere molto più rigidi i vincoli per le imprese e i cittadini, hanno concordato i partecipanti al tavolo. In primis come detto, una sorta di sfiducia da parte del legislatore nei confronti dell’efficacia della stessa burocrazia. Poi l’eccessiva mole di controlli incrociati tra enti e istituzioni dei diversi livelli. Infine il peso decisionale affidato alla magistratura, i cui tempi hanno la maggiore incidenza negativa sui processi di cambiamento cui cerca di affacciarsi il Paese.

 

Burocrazia/2, i fattori interni

Ma poi ci sono diversi problemi interni con cui la burocrazia deve fare i conti. E sono quelli con cui si scontrano più da vicino le nostre imprese nel quotidiano. Tra questi, il fenomeno della fuga di tecnici e funzionari, alla ricerca di posizioni lavorative migliori. Strettamente collegato anche il cosiddetto fenomeno dello spoll system, con gli alti dirigenti della pubblica amministrazione sostituiti a ogni cambio di governo, senza che così si possa garantire ai diversi enti continuità operativa. Infine la mancanza di una programmazione nel medio-lungo periodo, che condanna l’intero sistema a una sorta di immobilità dannosa per tutti.  

«Se avessimo governi più stabili e più lungimiranti - ha aggiunto Cassese - ci potremmo permettere finalmente una macchina pubblica meno debole di quella attuale, che rende insoddisfatti noi nei confronti dei dipendenti pubblici, e i dipendenti pubblici nei confronti del governo».

 «Cambiare si può - ha osservato nel suo intervento Daniele Vaccarino, presidente nazionale CNA - ma per il cambiamento servono le competenze, non improvvisazione. E invece assistiamo a un decadimento della capacità di quelli che ormai definiamo tutti come burocrati, che si accompagna a un decadimento stesso degli organi di governo. Anche in questi giorni di consultazioni non abbiamo sentito nulla, nei programmi, a proposito della necessità di programmare azioni concrete nel medio e lungo termine, come ha evidenziato il professor Cassese. E il ricambio in molte posizioni chiave troppo spesso non tiene conto delle necessarie professionalità».

«Noi associazioni - ha concluso Vaccarino - abbiamo ancora un ruolo fondamentale. È vero, la tecnologia oggi consente alle persone di entrare in contatto diretto con gli organi di governo, per cui la rappresentanza nel senso classico non è più quella di una volta. Però gli enti intermedi hanno ancora due compiti importanti: tenere monitorato nel tempo il dialogo con le istituzioni, ma soprattutto svolgere un’azione propositiva. Noi siamo la voce che può indicare alla politica dove sono i problemi, proponendo soluzioni per risolverli».

 

 

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(16/04/2018)


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